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lunedì 10 dicembre 2007

Lettera sull'amore

H 23,05, luce accesa, con penna leggera per non sentire l’inchiostro che infrange la carta, è così che il nostro ragazzo cerca con terribili sforzi di mettere nero su bianco le emozioni che possono nascere dall’amore. In questo modo, parola più, parola meno, un cronista abile e appassionato, ma pur sempre un cronista, cercherebbe di descrivere la mia fatica notturna di narrare l’amore.
Qui non si tratta di scrivere un romanzo, una storia, qui c’è di più, attraverso queste righe, sto tentando di raccontare la vita e la morte insieme, perché niente come l’amore è la sorgente di tutto.
L’amore è dentro ognuno di noi, sempre, solo che a volte si tiene chiuso, incatenato, tra il ticchettio di un orologio, tra le 24ore, le tuniche, le divise, libri di materie senza vita, i telefoni eppure è dietro l’angolo ad aspettarti e basta uno sguardo appassionato, un vestito sexi per scoprire l’amore, In altri casi, invece, l’amore lo avevi a pochi chilometri, bastava fare qualche creüza, saltare un cancello e lo trovavi, lo conoscevi da una vita, l’amore aveva nome e cognome e numero di telefono, ma eri cieco, non lo vedevi e ti perdevi nel fare cazzate una dopo l’altra.
Forse quest’ultima parte è un po’ troppo personale. Ma l’amore è così, quando ti prende capisci che la perfezione esiste e che è inutile rifugiarsi nella razionalità e nel materialismo perché la perfezione c’è, si chiama amore e non esiste righello, squadra per misurarlo, quel che contano sono le emozioni, l’unica cosa che sai è che ami, per il resto sei ignorante, chi non conosce l’amore, può ingoiarsi la Treccani, ma non capirà mai un volume: la vita.
A volte all’amore piace nascondersi nell’accavallamento delle gambe, in uno scioglimento di capelli, in qualche puntino in più in un messaggio, ma di notte tra un letto troppo vuoto e il sonno che tarda lo riconosci in quei gesti minimi e ti fa impazzire, non ti fa chiudere occhio (ti fa dormire sul banco).
L’amore è una persona senza corpo, è un dio universale che non ha terre promesse, popoli prediletti e crociate da combattere, papi da eleggere, donne da lapidare, l’amore è pieno di peccati e come unici apostoli ha gli innamorati, siano loro uomini, donne, gay o lesbiche, l’amore ha miliardi di figli di un’unica razza, l’amore ride, piange, la sua risata rompe ogni barriera, l’amore si infila nelle carte d’identità ingiallendole, l’amore è un virus del computer, l’amore è indefinibile, l’amore è anarchico.
Quando ti prende rende un po’ libertario anche te, ti fa sognare, ti fa urlare, l’amore ha una sua maschera, se conosci l’amore niente è impossibile, passeggi per mano con la felicità che ti fa fare sempre strade diverse, ti porta a conoscere cose nuove, dando senso alla vita, ti da il senso del ritmo, il ritmo del cuore. Quando l’amore ti prende le vie non hanno nomi, i palazzi non hanno civico, ogni posto ti rievoca memorie, baci, emozioni, carezze e sguardi, per finire con un elenco che supera le disponibilità d’inchiostro.
Una volta che l’amore ti ha conquistato non esistono più le persone singolari, l’unica cosa che conta è il NOI, ¿ perché in fondo cosa è che divide due innamorati se non la materia? L’amore cambia la mentalità, l’amore può fermare le guerre.
L’amore non può essere simboleggiato da una coppia molto romanzesca e poco veritiera per far soldi, l’amore non è rappresentabile, è arte moderna, non €uri.
L’amore è un fiume in piena, quando ti prende sei travolto, non è amicizia, non è sola passione, l’amore è tutto, l’amore è immenso, può provocare gioia e dolore, ma è pur sempre fantastico e anche se si allontana è infinito, ti lascia il ricordo di emozioni senza fine.
Alberto Spatola

martedì 4 dicembre 2007

Fioroni mi consenta

Qualche giorno fa quasi tutti gli studenti hanno aderito allo sciopero contro “le rimandature”, cioè contro il ddl Fioroni che reintroduce appunto le rimandature e abbiamo avuto modo di notare la snobistica ignoranza dei secchioni che si chiedevano se il prossimo sciopero sarà per avere le caramelle, inoltre abbiamo sentito la facile goliardia di chi alle manifestazioni sa solo citare le performance della madre del ministro infine la demenza di chi ha usato una manifestazione per fare gesti di ordinario teppismo.
Penso che molti ‘68tini riderebbero di noi.
Di sicuro è stata una occasione persa per iniziare una serie di lotte che doveva far capir al governo che è arrivato il momento di smettere con questa politica ambidestra, o conservatrice di sinistra, visto che non solo per la scuola, ma anche in politica giudiziaria si sta facendo né più né meno di quello che faceva el Berluska.
Questa mia ultima affermazione può sembrare una sempliciotta denigrazione del governo, ma credo di poterla motivare e ribadendo ciò che ho detto in questi giorni ai miei amici, cioè che dietro a questa riforma c’è la logica del manganello.
¿ Chi ci guadagna da questa riforma?: I professori che non devono far corsi di recupero e prove durante l’anno ma soltanto qualche ora dopo la scuola perché intanto il 31 d’Agosto se ne lavano le mani.
Ma non tutti i prof ci guadagnano completamente, perché con questa riforma si crea una spaccatura ancora maggiore tra Licei, sempre più ancorati al loro immobilismo, e i Tecnici, professionali, ex magistrali che diverranno un melting pot dove andrà a finire di tutto, in cui poche teste piene e professori capaci saranno dei frustrati a vita o per cinque anni.
Molti ribatterebbero a queste mie supposizioni che non ci sarà un aumento dei bocciati, visto che l’Europa continuamente bacchetta l’Italia per un’altissima dispersione scolastica e che, quindi, il ministero ha concepito la rimandature solo per porre fine alla pagliacciata dei debiti. D’accordo, i debiti sono una pagliacciata (ma non una banalità, ne sto vivendo uno sulla mia pelle), ma il ministero com’è che avrebbe concepito la riforma?! Mi vorrete dire che quel pallone gonfiato di Fioroni, politico che non sa nulla della scuola, scout, democristiano di vecchio corso ha la capacità di fare una riforma che unisca rigore e minore dispersione scolastica???
Questa riforma è stata concepita solo per creare un po’ di consenso tra gli insegnanti, che votano, e non di certo tra gli alunni, che non votano, e intanto darebbero la colpa del loro andamento scolastico solo a quella T… della prof e a quel b… del prof o a quella C… di scuola!
Di certo le bocciature aumenteranno, perché i prof con le rimandature avrebbero maggiori possibilità di accanimento nei confronti degli alunni, e di voglia di accanirsi tra i prof ce n’è tanta. Certo c’è anche tanto buonismo gratuito, ma quello, debiti o rimandature, sempre gli stessi mezzi ha.
A questo punto il fantasma che è di fronte a me e che in tutti i modi sta cercando di pormi interrogativi alla convinta avversità al ddl Fioroni mi dice che, però, se c’è maggior rigore all’università, ci andrà meno gente e la laurea varrà qualcosa, non come ora che la ottengono “cani e porci”.
E tutti gli altri che non superano “le selezioni”? A spalare M…? O più semplicemente a fare lavori precari o a delinquere aspettando il primo indulto che passa, senza possibilità di saltare su un altro scalino sociale?
A queste mie obbiezioni il fantasma non sa che dire, scuote la testa e mi risponde dicendo che la mia capa è piena di cretinate ideologiche e dal punto di vista dello Stato, con la “S” maiuscola, è proprio di rigore che c’è bisogno nella scuola italiana.
Ok! Accetto la provocazione e mi immedesimo nello Stato, con la “S” maiuscola … Un attimo che non è semplice … Ecco fatto!
Per prima cosa io, Stato, di certo non voglio un maggior numero di delinquenti e quindi desidererei una scuola che integri, oppure che omologhi, ma ho la consapevolezza che non tutti sono omologabili, perciò, chi è omologato che resti omologato e chi non lo è, che venga integrato il meglio possibile. ¿ Chi è che deve essere integrato?
Per primi coloro che per situazioni sociali, familiari, culturali (quelli che Sarkozy chiamerebbe feccia) vivono la scuola come un peso inutile: per gente che non ha grandi obiettivi è molto meglio offrire una scuola che dia prima una cultura basilare e dopo mirate conoscenze per entrare nel mondo del lavoro, per produrre P.I.L. per me, lo Stato. E se questa integrazione non avviene è inutile trasformare la scuola in un carcere minorile, è molto meglio creare strutture apposite per la questione.
Altra categoria da integrare sono gli “indomabili”, coloro che hanno interessi solo su certe materie. Di certo il sistema delle rimandature non li integra. In questo caso io, Stato, vedrei bene un sistema scolastico all’anglosassone leggermente italianizzato. Cioè? Molto semplice, prima una scuola obbligatoria che dia una cultura basilare mentre negli ultimi anni, pur con alcune materie fondamentali obbligatorie, l’alunno dovrebbe avere la possibilità di scegliere quali e quante materie fare, per quelle fondamentali, poi, dovrebbe poter comunque scegliere quante ore farne, tenendo conto che in totale dovrà seguire circa 30ore. Dopo, a 14-15 anni, ci sarà il Liceo, in cui lo studente sceglierà in piena libertà che materie fare, sia pratiche che teoriche, per prepararsi già al lavoro o all’università.
Dopo questa mia illustrazione di cosa farei se fossi lo Stato, il fantasma mi guarda un po’ e mi chiede come mai tutta questa settorialità nella mia fantomatica scuola, gli rispondo che a me, per produrre P.I.L., non serve a niente un geometra che sa l’Iliade e uno scrittore che sa l’algebra: a me serve che producano.
Il fantasma mi chiede di togliermi il vestito dello Stato e di ritornare me stesso, ecco fatto! A quel punto mi domanda se anche io Alberto farei la stessa cosa che farebbe Io Stato per la scuola, gli rispondo con due lettere: SI! Sentito quel Sì con far deciso, come se fosse stato il finale dell’inno di Mameli, il fantasma si allontana, non capisco se l’ho convinto o se rinuncia a pormi altri interrogativi. Guardo quella sedia di fronte a me, vuota, senza nessuno che mi contraddice, e incomincio a fantasticare su una scuola che non c’è, però se volete fermare i miei sogni fatelo pure, c’è sempre una sedia libera per diventare fantasmi. Io la mia l’ho detta.
Alberto Spatola

Laicità & Laicità

Molte volte si parla sui media di temi riguardanti la laicità, l'etica, la famiglia. Ma cosa si intende per laicità? La cosa più sconvolgente di tutto il dibattito è il neonato progressivo scontro cattolici-laici, Stato­­-Vaticano che è reiniziato dalla consultazione referendaria sulla legge 40. Quel referendum doveva esser un forte monito alla sinistra che doveva capire come dallo scontro non si guadagna nulla e che purtroppo la gente i cui spermatozoi viaggiano ad una normale velocità, che sono sposati e non sono gay o lesbiche di fronte a qualunque mobilitazione rispondono con la vecchia regola craxiana di andare al mare.
E quindi quale deve essere il ruolo del legislatore che si definisce laico se vuol portare qualche risultato senza cadere nello scontro? E chi invece è disponibile ad un dibattito anche sui diritti altrui anche se i suoi spermatozoi vanno ad alta velocità, felicemente coniugato senza nessuna tendenza gay o lesbica?
La vera domanda è la seconda perché è inutile cercare di aprire un dialogo solo nei transatlantici basato sulla prerogativa di mettere le ideologie da parte perché il re è nudo e se si spogliassero i parlamentari sotto gonne e pantaloni si troverebbero cilici, cannabis, il resto delle sere precedenti e molto altro… scoprendo lobby trasversali non coniugabili.
Quindi quale può essere una soluzione per uscire dalla matassa?
Portare il dialogo tra i cittadini, pur evitando di scendere al livello di dibattiti da bar, sfruttando tutti i canali di apertura della politica, pochi, per contaminarla e farla partire sempre più dal basso, e in questo caso si che si può parlare senza ideologie perché a nessuno frega se i gay sono una devianza o sono naturali il fatto è che ci sono, sono una realtà è in quanto tale esigono diritti.
Sono amare riflessioni quelle che sto facendo perché non è edificante prendere atto che abbiamo una classe politica sorda a certe questioni (se non a fine propagandistico) e che la società civile disposta a parlare di diritti altrui è un élite.
Eppure c’è chi, non in Italia, è riuscito dando uno sguardo d’insieme e inserire le diverse problematiche etiche, riguardanti la laicità, in un contesto diverso, cioè all’interno dell’intero sistema, politico, economico, sociale, etc… è Zapatero.
Sia la destra che la sinistra italiane di fronte alla politica del governo Españolo hanno reagito in modo campanilistico senza capire che i matrimoni gay fatti dal P.S.O.E. non sono né una crociata laicista di un ateo salito al potere né un’utopia irraggiungibile che l’Italia deve guardare con il cannocchiale. Leggendo diverse interviste del premier Spagnolo (il Socialismo dei cittadini, Feltrinelli; Micromega, intervista di Paolo Floris D’Arcais, dibattito sulla laicità) ho avuto modo di capire che i matrimoni gay si inseriscono all’interno di un programma legislativo ben preciso, all’interno della cosiddetta politica “del terzo pilastro” cioè una politica che mira al riscatto delle fasce oppresse (donne, gay, disabili, giovani con lavori atipici,…) facendo in modo che queste zone della società si responsabilizzino con nuovi diritti, e diventino parte attiva della vita economica-sociale. Un'inversione dell'idea che il benessere porti diritti, in questo modo sono i diritti che creano benessere (la Spagna ha un P.I.L. che viaggia con oltre il 3% d’aumento annuo).
Perdonatemi il sunto eccesivo di un’intera politica di governo, ma vorrei evitare di uscire dalla questione iniziale. Le critiche a questa politica è che molte volte Zapatero è ricorso non a leggi o vere riforme ma semplici innovazioni mediatiche, come cambiare il termine nella costituzione “disabili” in “diversamente abili”. Critiche che in Italia grazie alle gerarchie ecclesiastiche (e anche di laici) diverrebbero incontrollabile propaganda.
Allora qual è la via da perseguire per fare nuove leggi, non solo i DI.CO.?
Diverse le proposte, tra cui quella di Cacciari che intervistato propone di ufficializzare il concetto di “coppia di fatto” nella carta costituzionale perché non si può lasciare ad una legge un compito così difficile. Altra proposta “di apertura” è quella di monsignor Fisichella che indica come possibile strada (intervista di Lucia Annunziata, In mezz’ora) quella di una modifica di leggi già esistenti senza la creazione di una nuova che creerebbe un precedente che al mondo cattolico non piacerebbe.
Dopo queste riflessioni e ricerche di opinioni, non voglio concludere tirando fuori dal capello la soluzione, spero solo di aver fatto riflettere, facendo più chiarezza, su questioni in Italia tabù e dove si alzano tremendi polveroni sollevando tuniche e vangeli o scioperi della fame e referendum.
Alberto Spatola