Pagine

martedì 14 luglio 2009

Rinnoviamo il PD, votiamo Marino!

Da un anno, e poco più, narro, in parte, il mio impegno nel Partito Democratico, impegno dovuto al fatto che credo in un partito aperto, radicato nel paese, ma soprattutto progressista in grado di rispondere alle principali sfide del nuovo millennio senza perdere di vista le proprie radici, le proprie esperienze passate di cui essere orgogliosi perché rappresentano anni e anni di battaglie.
E' da un anno che sento molti "vecchi illuminati" dire che il Partito Democratico si doveva fare 30 anni fa, col compromesso storico.
Io più realisticamente penso che la più grande occasione per fare il "Partito Democratico" (o qualunque nome gli si voglia dare al Progetto) sia stata persa col passaggio da P.D.S. e D.S.: era l'occasione per far nascere il Partito Democratico senza il bisogno di far la fusione a freddo tra due classi dirigenti, ma rinnovando la sinistra italiana partendo con le radici direttamente piantate nella gloriosa storia del Partito Comunista Italiano che con tutti i suoi limiti, come dicevo prima, è una di quelle esperienze di cui essere orgogliosi!
Ovviamente un progetto così ambizioso sarebbe stato in grado di catalizzare intorno a se tutto il movimento democratico (l'asinello intendo, la Rete di Orlando, etc...) e di ritrovarci già nel 2000 con un Partito Progressista...
Ma la storia ha preso un altra strada.
Però ora sotto nuove forme quel treno si ripresenta con questo congresso.
La candidatura di Bersani rappresenta quella mia idea di P.D. fattibile nel '97 colla trasformazione P.D.S.-D.S., ma sono passati 12 anni, e la classe dirigente dell'epoca è la stessa di adesso ed ha miseramente fallito, Bersani compreso, e se allora poteva farsi promotrice di un progetto così ambizioso ora è troppo logorata da anni di gestione del potere.
Serve un cambio di rotta!
I protagonismi ingiustificati in questo Partito sono troppi!
Nessun candidato è stato in grado di portare avanti le sue idee (anche buone, la bozza di programma di Bersani è interessante e condivisibile in molte parti) staccandosi dalle attuali dirigenze che frenano il P.D. dalle grandi opportunità che ha.
Penso che non ci sia bisogno di dilungarmi molto... Franceschini si è candidato dicendo che avrebbe voluto il sostegno solo dei tanti giovani che sono nel Partito con idee nuove, si sarebbe rivolto ai militanti, territorio per territorio, e poi si ritrova con l'appoggio di Rutelli masticacicoria, Binetti ciliciodemocratico, Fassino l'Unipoldipendente e Veltroni il sognatore ad ore scelte che quando si tratta di dare le televisioni al gran Sultano el Berluska si dimentica tutte le lezioni di giornalismo ricevute, il tutto contornato dal giocoso sorriso in salsa Serracchiani che usa la sua grande abilita oratoria per dire tante verità sul partito, ma quando a Genova gli chiedono una opinione sul G8 del 2001 si scorda di Bolzaneto, della scuola Diaz e pensa che tutte le violenze siano stati dei Black Block e si compiace per lo sgretolamento della sinistra e anche di questi gruppi estremi. Bei tempi quando Nando Dalla Chiesa denunciava le violenze di stato (non riesco a scriverlo con la maiuscola!). Ed è passato solo un anno!
In ugual modo Bersani e la sua mozione "per l'Italia" pensa di poterla portare avanti con D'Alema-Letta-Bindi? Cosa farà per la politica estera riceverà direttamente a casa sua scondinzolando il colonello Gheddafi, togliendo l'incombenza al compagno Baffino di dare un posto alle Amazzoni nella fondazione Italiani Europei? Per l'ambiente del nostro Bel Paese riuscirà a dire qualcosa di VERDE, oppure quel terzo di tessere presenti in Campania, in parte dovute alle ronde anti-camorra dei giovani, ma dovute soprattutto alla politica di Bassolino lo condizioneranno? E per quanto riguarda i rifiuti dovrà tirar fuori dal cilindro i soliti Incerenitori, pardon termovalorizzatori, mentre Obama parla di rifiuti ZERO?
E queste sono solo due delle questioni che si posso porre all'onorevole, ex ministro liberalizzatore, ma che proprio di liberarci da tanti dinosauri non ne ha voglia.
Volendo si può scendere sotto la melma nazionale, ma non ne ho voglia di indagare sul "locale". Vorrei per una volta seguire il consiglio di qualcuno, il consiglio di Ignazio Marino che a Sarzana ha detto che lui non parlerà degli altri candidati, ma dirà cosa vuol fare lui per il Partito Democratico e per il paese (Se avete Facebook un breve stralcio della sua intervista a Sarzana: clicca qui.).
Io spero che questo congresso sia un incontro tra diverse idee in grado di unirsi, contagiarsi in un serio, per quanto giustamente accalorato, dibattito. E spero soprattutto che ad incontrarsi siano le idee portate avanti da Bersani e Marino, anche se del sogno Veltroniano-Franceschiniano c'è molto da salvare, ma il problema non è ideale-programmatico, le idee innovative non mancano, sono le gambe su cui portarle avanti la questione!
Marino con la sua professionalità, col suo aplomb anglosassone, anziché la seriosità dei loft politici, può realmente dare gambe ad un Progetto che sta avendo una incubazione di 20anni e forse vedremo nascere il 25 Ottobre, in ricordo dei 2milioni di cittadini scesi al Circo Massimo per "Salvare l'Italia" con le parole di Veltroni ad incalzarli dopo chilometri di marcia, e rinvigoriti dalle frasi di Rosario Crocetta, il sindaco antimafia allora appena passato nelle file democratiche.
Proprio dall'eroica Resistenza al potere mafioso di Crocetta il P.D. dovrebbe partire per rinascere, per proporre un nuovo esempio di Italia, un'Italia, come dice Marino, che è maggioranza, la quale non si riconosce nel mondo di Berlusconi -in cui le donne sono oggetti, il profitto l'unico valore, lo sviluppo l'unica cosa da perseguire, le opinioni, le idee inutili idiozie- un'Italia silenziosa perché non ha l'opportunità di uscire fuori e che vuol sapere, chiede disperatamente, delle opinioni al Partito Democratico, vuol sapere cosa pensa, che idea ha del paese, non quali interessi.
Tutto questo non è in grado di farlo l'attuale classe dirigente, le abbiamo dato troppe possibilità, gliele abbiamo date giustamente, ma ora è giusto che lentamente, senza strappi o rivoluzioni gli si chieda di esprimere il meglio di loro stessi aiutando il Partito Democratico a far emergere una nuova classe dirigente.
Pasolini in una intervista diceva che lui tendeva ad non avere rapporti con la classe borghese del paese, preferiva avere rapporti solo con coloro non hanno nemmeno superato la quarta elementare, quell'Italia analfabeta semplice che mantiene la naturalezza, naturalezza che si riacquisisce solo ad un livello di cultura superiore, altissima.
Bene, ai rampanti non ci credo, serve una classe dirigente analfabeta che viva la guida del Partito come un servizio, e che acquisisca con la militanza di anni quella cultura superiore che la faccia essere semplice, naturale. E Marino con la sua candidatura è un esempio di come molti democratici intendono la loro militanza come un servizio, un atto di coraggio che ha dato un scossone ad un Partito che per forza di cose deve cambiare, una candidatura che si è presentata in maniera analfabeta senza imbracciare la bandiera del nuovismo, nonostante l'appoggio di tanti piombini scalpitanti, che in Liguria perfortuna non sono presenti, per cui riesco senza indugi a dirvi VOTATE MARINO!
Votiamo Marino perché è un uomo che ricalca le parole che lui ha detto citando il vangelo: "il sì è sì, il no è no, tutto il resto è del maligno", perché può far chiarezza, e distinguere, senza rivoluzioni, chi è nel P.D. perchè si riconosce nel Progetto e chi c'è solo per oppurtunismo o per caso (si vedano le parole della Binetti: "se vince Marino io esco dal P.D."), senza perdere militanti che è dal 1989 che stiamo perdendo perché non siamo stati grado di proporre invece della ideologia una nuova visione del proprio quartiere, della propria città, della propria nazione, del nostro mondo, non ideologica pronta a confrontarsi democraticamente con tutti i progressisti. Questa nuova visione non dovrà essere ovviamente proposta dal solo Marino dovrà essere l'incontro di tutte le "anime" democratiche... Abbiamo perso 20 anni per creare una sinistra progressista, e un secolo quasi e mezzo per fare gli Italiani.. Ora si può fare!
Uniamoci!

Alberto Spatola