martedì 6 aprile 2010

L'anticlimax che serve al globo


In questi ultimi mesi abbiamo visto una schizofrenica serie di riunioni internazionale dall'agenda estremamente trasversale: non si è più discusso dell'ombelico dei grandi del pianeta, ma dei temi globali che stanno sconvolgendo tutti i paesi.
Questo è stato probabilmente il frutto della nuova guida alla Casa Bianca che ha chiuso con la politica, perdonatemi l'immediatezza, imperialista di Bush per passare al tanto agognato multipolarismo che però, alla prova dei fatti sta arracando tra le nazioni che non si ritrovano in questo futuribile nuovo ordine globale.
Gli U.S. stanno seguendo un climax di coinvolgimento degli altri paesi, dal G2 all'assemblea di Copenhaghen, mentre il mondo i giovani in primis, stanno seguendo un "anticlimax Glocale": sempre più le iniziative, i cambiamenti partono dal "locale" per sconvolgere attraverso il propulsore di internet, l'intera globalità.
Quando la delegazione statunitense andò a Pechino, i media di mezzo mondo salutarono con favore, come se avessero riacquisito una nuova sicurezza, il G2 che si andava profilando e che molti auspicavano essere la nuova guida del pianeta.
Ora questo tandem planetario sta perdendo pezzi e torna ad essere due ciclisti che si danno battaglia tra le curve delle montagne del III millennio.
I due grandi sono falliti sui diritti umani, pretesto nasconde spesso attriti meno confessabili, in questo caso il dilemma dei potenti che si chiedono se è più utile una democrazia (U.S.A.) o una dittatura "efficente" (Cina).
Cina e Stati Uniti, sono caduti nella rete di internet: le multinazionali del virtuale, Google, Yahoo!, Skype (tutte made in U.S.) si stanno confrontando sul come affrontare il nodo a mandorla del controllo degli utenti visto che la Repubblica popolare vuole controllare il suo popolo, ma il web a questi paternalismi non è abituato.
Il titanico in(s)contro tra Pechino e Washington sta mettendo in crisi anche la sfera religiosa. Si pensi all'umile Dailalama che si ritrova ad essere oggetto di un contendere che sembra esclusivamente politico, ma in realtà è religioso (anche se la differenza è ben poca): che farsene della religione nel nuovo millennio? I cattolici cercano di ecumenizzarsi a suon di Opus dei, i protestanti creano chiese in franchising meglio del McDonald, i Sunniti tentano di lanciare sul mercato il prodotto (fallito in partenza) dei Kamikaze, gli Sciiti cercano di creare l'atomica persiana, gli ebrei, scoperto il piacere di non essere sempre solo oppressi, si accaniscono su Gaza. In questo contesto si inseriscono le affascinanti religioni orientali che stanno già conquistando il debole occidente e che in futuro si adatterano alle menti dell'uomo bianco subendo la stessa trasformazione del culto di Iside 2000 anni fa.
Cosa abbiamo imparato dal G2?
Abbiamo imparato che l'anticlimax di cui ha bisogno il pianeta è fatto di democrazie partecipate e locali in cui i diritti siano coltivati giorno per giorno e non demandati a premier e a parlamenti; dovremmo usare il web come strumento per la realtà e non per cyberguerre tra colossi; dovremmo scoprire una spiritualità interiore e un sano ateismo che spazzi via inutili, anzi dannose caste religiose.
All'Aquila col G8, avendo l'Italia in gestione l'agenda il meeting è stato ben poco produttivo e al di là dello show poco è servito.
Un insegnamento può comunque arrivare dal G8 abbruzzese: i popoli sono ormai assuefatti e non sopportano sfilate in monarchico stile dei premier internazionali. Si è arrivati al punto di considerare demagogiche proposte come fare i "G" tramite videochiamata; l'Italia non ha e probabilmente non ha mai avuto un ruolo internazionale sarebbe quindi un bene rafforzare l'Unione Europea invece di farsi un baffo d'ogni direttiva de l'U.E.
Il percorso Obamiano di politca estera ha incontrato poi il G20 negli Stati Uniti che, letto dagli opinionisti d'ogni dove come la miglior conferma dell'autorevolezza del presidente U.S.A., è stato in realtà una sconfitta ben confenzionata. Di fronte all'incalzante crisi economica i grandi della terra non hanno saputo far nulla di più che dichiararsi intenzionati a sconfiggere i paradisi fiscali.
Il climax dei governi ci vorrebbe sempre più consumatori, sempre più divoratori di questo pianeta, ma con un tocco di eticità in più perché combattiamo i paradisi fiscali; l'anticlimax economico dovrebbe invece basarsi sul "meno", azzerare tutte le teorie economiche e proporre un nuovo sistema di progresso (sociale, umano, etc...) che metta al centro la persona e l'ambiente.
Qualche mese fa in Danimarca, sul campo di battaglia dell'ambiente, si è consumato lo scontro tra il climax e l'anticlimax che fin qui abbiamo prospettato: da una parte i governi che non riuscivano a nascondere le loro impotenza di fronte al global warming, dall'altra migliaia di ambientalisti che chiedono di cambiare il corso del pianeta (non so se seguendo l'anticlimax qui esposto) probabilmente (ognuno di quegli ambientalisti) per inseguire un sogno singolo ma che potrà essere comune o fallire.
Una sola sicurezza ci si può permettere di avere e, parafrasando il titolo di una canzone degli Ska-P, "l'impero cadrà": vedremo cosa ne nascerà dalle macerie.

Alberto Spatola