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martedì 14 febbraio 2012

Sulle primarie di Genova

Venticinquemilanovanta persone ai seggi, per votare. Ieri a Genova è successo questo, nonostante il freddo polare e il vento gelido, grazie a centinaia di volontari.

Le primarie sono una festa della democrazia. Ieri, chi ha partecipato alle primarie, chi è stato nei seggi, nei circoli delle associazioni e all’aperto nei gazebo, ha respirato l’aria frizzante dei grandi avvenimenti: gli scrutatori indaffarati a compilare moduli e consegnare schede, la focaccia calda, le stufette mal funzionanti, il via vai e le code di elettori, allegri e attenti, che si rincontrano dopo tempo, preoccupati di aver sbagliato seggio o di non avere tutti i documenti. Chi ha partecipato alle primarie ha sentito la gioia e la tensione dell’attesa per i risultati. Soprattutto, ieri chi ha partecipato alle primarie ha vissuto l’entusiasmo e la responsabilità del voto, il senso del coinvolgimento e della rigenerazione, la voglia di partecipare dei Genovesi.

La democrazia ha parlato e gli elettori hanno sempre ragione. Il rispetto della sovranità degli elettori è la cifra del Partito Democratico, che ha sempre sostenuto l’organizzazione delle primarie per conoscere la volontà del popolo del centrosinistra, non per imporgliene una diversa. Il PD esiste per farsi interprete di questa volontà.

Marco Doria ha vinto. Vince sempre il candidato migliore; a Genova, ha vinto quello che ha saputo rappresentare di più il cambiamento e il nuovo, quello che ha presentato la proposta più convincente per la città.

Gli elettori del centrosinistra di Genova, col voto, hanno deciso una svolta e chiesto il rinnovamento. È un messaggio forse inatteso, ma non sorprendente, né sbagliato, che va recepito. I diecimila elettori che non si sono recati ai seggi, pure, hanno mandato un segnale inequivocabile di stanchezza e disaffezione. Gli elettori hanno dimostrato di aver colto appieno il senso vero delle primarie, quello di uno strumento per dialogare coi partiti, e hanno fatto uso responsabile di questo strumento, per mandare chiaro e forte un segnale di rottura, senza dar spazio alla destra.

Le primarie come quelle di Genova, per queste ragioni, sono sempre una vittoria, a prescindere dagli esiti.

Le candidate espressione del Partito Democratico di Genova, tuttavia, hanno perso. Gli stessi elettori del PD hanno preferito di gran lunga Marco Doria. La sconfitta non deriva da errori tattici del Partito—avrebbe dovuto, si dice, indicare un solo candidato o invitare i suoi elettori a non votare terzi candidati—, perché le primarie non si vincono né con l’aritmetica, né con la geometria.

Le primarie si vincono con la proposta più forte, senza personalismi e arroganza. Il Partito Democratico di Genova e le sue candidate hanno perso le primarie, perché non hanno interpretato le aspirazioni degli elettori genovesi, il loro spirito, la loro volontà di rinnovamento. Il PD Genova ha perso le primarie perché non ha colto per tempo i segnali d'insofferenza dei Genovesi nei suoi confronti e verso l'amministrazione e non ha percepito il logoramento del suo rapporto colla città.

Il Partito Democratico di Genova è stato il cuore di queste primarie, perché dal PD e non da altri è nata la forte volontà di svolgerle. Il PD, per questo, non può ignorare il segnale che viene dal voto; deve fare autocritica e non deve nascondersi, né può permettersi di contestare gli esiti del voto o lo strumento delle primarie. Il PD Genova, con umiltà e rispetto per i suoi elettori, deve farsi di nuovo rappresentante della sua città e dei Genovesi e non viceversa.

I ragazzi di Wiprogress.org