mercoledì 17 febbraio 2021

Amba Aradam

[English to follow]

Esattamente 85 anni fa, proprio nel bel mezzo di Febbraio, nasceva una nuova parola della lingua Italiana.
Ambaradan.
Una parola che è così intrinsecamente Italiana - capace di descrivere un casino frizzante e un po’ infantile, giocoso - che si fatica a capire come sia invece chiaramente una parola di origine straniera.
Difficilmente una parola Italiana finisce per consonante.
Interrogarsi su come una parola così esotica sia finita nel vocabolario italiano, ci permette di scoprire una storia fatta di violenza, battaglie e arroganza.
L’arroganza è quella italiana, di quando tentò di costruire un impero, e perciò colonizzare varie parti del mediterraneo e del Corno d’Africa.
Nel 1936, presso l’altopiano di Amba Aradam, l’esercito italiano perpetuò una rappresaglia nei confronti dell’esercito resistente del Regno Etiope.
Atrocità ben diverse rispetto alla “schiavitù d’amore” promessa dalla propaganda informale del Regime fascista che trova le sue parole nella canzone “faccetta nera”.
La canzone più famosa del ventennio, e più cantata dai nostalgici.
Non portammo nessuna “schiavitù d’amore”, ma anzi nelle rappresaglie, negli stupri, nella violenza, fummo estremamente sofisticati.
Non ci fu né amore, né frizzantezza, nè infantilismo.
Usammo invece gas, pallottole ustionanti, e furono gasati migliaia di resistenti etiopi che cercarono rifugio nelle grotte della collina di Amba Aradam.
Da qualunque angolo si guardi questo capitolo di storia, la narrazione che si ha in Italia è profondamente sbagliata.
Una parte del paese la racconta come una colonizzazione tardiva, che provocò sdegno e vergogna nella comunità internazionale. I nostalgici invece raccontano quel capitolo come la legittima conquista di un nostro posto al sole.
I fatti, invece, raccontano una storia diversa. Quello che l’Italia fece furono crimini di guerra e occupazione violenta.
Per poter capire la codardia, travestita da coraggio, dell’Italia colonizzatrice, vi consiglio di guardare un film della Marvel.
Sì, un film con supereroi ed effetti speciali.
Black Panther.
C’è per due volte la scena in cui si contendono il trono del Regno di Wakanda, tramite una battaglia presso le cascate e lì tutti i popoli, di diverse etnie si riuniscono.
Non è un’immagine casuale, si rifà all’Etiopia.
Perché, non senza problemi, l’Etiopia è un modello di convivenza tra etnie che ispira l’intero continente Africano.
Inoltre, tutti considerano l’Etiopia il paese africano che non è mai stato colonizzato.
Ma non si ferma a questo la capacità dell’Etiopia d’essere un modello per l’Africa.
Anche i colori rosso, verde e giallo di molte bandiere dei paesi dopo la decolonizzazione sono stati presi dalla bandiera dell’impero Etiope. Non a caso quindi, oggi, molte delle istituzioni dell’Unione Africana si trovano ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia.
Ciò che l’Italia provò a fare è andare nel cuore dell’Africa e strappare e gasare la sua identità.
Per fortuna, non ci siamo riusciti.
Per cui, dopo 85 anni è arrivato il momento di chiederci, se è il caso che l’Italia celebri o ricordi in maniera colpevolmente parziale figure della nostra storia come il Generale Badoglio e il giornalista Indro Montanelli.
Entrambi, con ruoli diversi, presenti alla battaglia di Amba Aradam.
Ambaradan è una parola intrinsecamente italiana per un altro motivo.
Ambaradan entrò nel vocabolario della lingua italiana, perché i reduci di quella battaglia, la usarono per descrivere ciò che era simile a quello a cui avevano preso parte.
La battaglia di Amba Aradam fu un casino a tratti grottesco, i veri protagonisti furono i militari mercenari, inizialmente assoldati dall’Italia, ma che poi iniziarono a combattere per il migliore acquirente.
Durante i nove giorni di battaglia non si capiva chi stava combattendo cosa.
Un trasformismo che ci dovrebbe essere familiare.
Lo stesso trasformismo con cui mettiamo la polvere del nostro passato sotto il tappeto, salvo poi ritrovarci parole esotiche, come ambaradan, nel nostro dizionario.
Per il futuro è importante trovare parole migliori. Meno violente e cruente.

Due anni fa, ho avuto il piacere di fare il maestro supplente in una classe delle elementari, e una bambina di famiglia albanese era senza dubbio la più brava nella scrittura italiana.
Si accorse pure di un mio piccolo errore in un dettato.
A lei, ad Algisa, auguro di poter raccontare e di scrivere le migliori e più appassionanti storie dell’Italia futura.
Però mi chiedo, che esempi può avere Algisa, bambina di origini albanesi, se è Montanelli, che sposò una bambina etiope senza mai riconoscerla, il giornalista che ergiamo a modello.
Serve celebrare nuove persone.
Servono nuove parole.
E le persone e le parole non mancano.
Voglio perciò citare Giorgio Marincola, studente di medicina, partigiano italo-somalo di Giustizia e Libertà che quando fu catturato dai Nazisti e lo costrinsero a parlare alla Radio per insultare i compagni resistenti, invece disse: "Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori".
In un momento di crescenti nazionalismi, credo sia estremamente importante ricordare quale sia il significato genuino di patria, cioè comunità, libertà e giustizia.
Parole migliori, rispetto alla violenza di Amba Aradam, per Algisa e per tutti noi.

Buon #BlackHistoryMonth
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[EN]
Exactly 85 years ago, right in the middle of February, was emerging a new word in the Italian language.
Ambaradan.
A word that somehow is the embodiment of being Italian - a word able to describe a lively mess, a bit childish, playful - is hard to tell how instead is clearly a word of foreign origins.
Rarely an Italian word ends with a consonant.
Question how such an exotic word ended up in the Italian vocabulary, allow us to find out a story of violence, battles and arrogance.
The arrogance is the Italian one, when it tried to build an empire, colonising several parts of the Mediterranean and the Horn of Africa.
In 1936, at the plateau of Amba Aradam, the Italian army perpetuated a retaliation against the resistant army of the Ethiopian Kingdom.
Atrocities that were very different from the “slavery of love” chanted in the informal fascist propaganda that you can find in the lyrics of “faccetta nera” - little black face.
The most famous song of the fascist time, and the most sung by the nostalgics.
They did not bring any “slavery of love”, but on the contrary in the retaliation, in the rapes, in the violence, they were extremely complex.
There were no love, no lively mess, nor childish acts.
Us, Italians used gas, burning bullets, and thousands of Ethiopian resistants were gassed while they were seeking refuge in the caves of the hill of Amba Aradam.
From any angle you look at this chapter of history, Italy’s narration is profoundly wrong.
One part of the country tells that it was colonisation out of time, that caused indignation and shame in the International community. Instead, the nostalgics tell that chapter was a worthy conquest of our place in the sun.
The facts, instead, tell a different story.
What Italy did was war crimes and violent occupation.
To understand the cowardice of the colonising Italy, disguised under courage, I suggest watching a Marvel film.
Yes, a film with superheroes and special effect. Black Panther.
In the film, two times, there is the scene of the battle for the Wakanda Kingdom next to the waterfall, and there are all the people, different ethnicities, gathering.
It is not by coincidence; those scenes follow Ethiopia as a model.
That’s why, not without problems, Ethiopia is a coexistence model among ethnicities that inspires the entire African continent.
Moreover, everyone considers Ethiopia the only African country never colonised.
But it doesn’t stop here how much Ethiopia is a model for Africa.
Even the colours red, green and yellow of several African countries’ flags after decolonisation were the colours of the Ethiopian empire’s flag. Not surprisingly, today, many African Union institutions are in Addis Ababa, capital of Ethiopia.
What Italy tried was to go into the heart of Africa and tear up and gas its identity.
Luckily, we didn’t make it.
Therefore, after 85 years it’s time to wonder if it is necessary to celebrate or remember in such a guilty partial way figures of Italian history like General Badoglio and the journalist Indro Montanelli.
Both, with different roles, participating in the Amba Aradam battle.
Ambaradan is the embodiment of being Italian for another reason.
Ambaradan ended up in the Italian vocabulary, because the veterans from that battle, started to use it to describe what was similar to what they were part of.
The battle of Amba Aradam was at times a grotesque mess, the real protagonist had been the mercenaries, at the beginning paid by Italy, but then started to switch side, and fight for the better payer.
During the nine days of battle, it was hard to tell who was fighting what.
An easiness at shifting alliance that sound very familiar to Italy.
The same easiness at shifting applied in “putting the dust - of the past - under the carpet”, but then we find out exotic words, like ambaradan, in our dictionary.
For the future, it is important to find better words. Less violent and cruel.

Two years ago, I had the pleasure to be a primary sub-teacher, and a girl from an Albanese family was hands-down the best of the class for the Italian language.
She even noticed a small mistake in my dictation exercise.
For her, for Algisa, I wish to tell the best and more exciting story of future Italy.
But I wonder, which examples can have Algisa, a girl of Albanese background, if Montanelli, who married an Ethiopian girl without acknowledging the relationship, is the journalist we put as model up.
We need to celebrate new people.
We need new words.
And we have different people and words.
I want to mention Giorgio Marincola, medical student, Italian-Somalian partisan of the group "Justice and Freedom", that when he was captured by the Nazis and forced him to speak to the Radio insulting the fellow partisans, instead he said: "I consider homeland as a culture and sentiment of freedom, non a random colour on the map. Homeland cannot be side by side with totalitarianism like the fascist one. Homeland means freedom and justice for the people of the world. That’s why I fight the oppressors".
In a moment of growing nationalism, I believe that it is crucial to remember the genuine meaning of homeland, i.e. community, freedom and justice.
Better words, in comparison to the violence of Amba Aradam, for Algisa and all of us.

Let’s celebrate the #BlackHistoryMonth

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