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mercoledì 24 febbraio 2021

Black History Month Bruxelles, EU | Audio a 12 stelle

 

 

Dalla rubrica "Audio a 12 stelle" da Bruxelles sul Black History Month nel corso della Puntata 3 del Podcast "Europa in Onda".
Link al podcast: https://anchor.fm/europa-in-onda
Link al canale YouTube: http://tiny.cc/5rwltz

English translation to follow.

Noi federalisti ci interroghiamo sul futuro dell’Europa guardando alle sue istituzioni, ai politici e alle decisioni.
Ma qui a Bruxelles possiamo guardare alle istituzioni europee in relazione alle persone, al dove, al luogo in cui sorgono.
Spesso chiamiamo Quartiere Europeo l’area del Parlamento, Consiglio, Commissione come se siano sorti in un vuoto temporale e spaziale e nulla ci fosse prima. Ma in realtà “Quartiere Europeo” è una dicitura informale, sulle mappe l’area delle istituzioni è “Leopold Quarter”.
Le fondamenta delle istituzioni poggiano quindi, letteralmente su terra che prende il nome dalla casa reale Belga: se Leopold I, in quanto primo Re del paese, si focalizzò su questioni interne al paese, suo figlio Leopold II fece quanto a fine Ottocento era più di moda tra i potenti europei dell’epoca.
Colonizzare.
E così colonizzò come nessun’altro mai fece. L’attuale Repubblica Democratica del Congo divenne per decenni sua proprietà privata personale e lui Re assoluto.
Qui fondano le radici delle istituzioni europee.
Molti, in Belgio, a discolpa del Re citano il fatto che non mise mai piede in Congo, ed è quindi ingiusto accostare i milioni di congolesi uccisi alla corona Belga.
Però a funzionari, militari e missionari in Congo, Leopold II, nelle sue lettere, scriveva “non avete alcuna missione civilizzatrice o di cristianizzazione. Non è quello il vostro obiettivo. Il vostro fine è usare ogni possibile metodo per far sì che i neri del posto non si rendano conto delle ricchezze che stanno sotto i loro piedi. Devono essere quieti e sottomessi mentre prendiamo le loro risorse”.
Ogni possibile metodo.
Uno di questi, il più usato, fu il mozzamento delle mani.
Al minimo cenno di ribellione o più semplice stanchezza veniva mozzata una mano.
Cercate le foto.
Qui fondano le radici delle istituzioni europee.
Nel corso di quest’ultimo anno ho vissuto e lavorato presso l’Erasmus Student Network, e siamo soliti dire che quando usciamo dalla casa dell’associazione per andare nel nostro ufficio, prendiamo la metro in direzione Erasmus per poi scendere alla fermata Schuman a pochi metri dal Consiglio e dalla Commissione Europea.
Tutto vero.
Ma questa storia la possiamo raccontare diversamente.
In ESN prendiamo la metro alla fermata Petillon, Maggiore dell’esercito di Leopold II che per anni terrorizzò il cosiddetto Congo Belga per conto del Re, e andiamo al Quartier Leopold.
E quei pochi minuti di metro rendono chiara la connessione tra la storia dei monarchi del Belgio e la colonizzazione dell'Africa.
Altrettanto chiaro dev’essere dove sono le radici delle istituzioni dell’Unione Europea.
Perciò, quando ci interroghiamo sul futuro dell’Europa, e guardiamo alle sue istituzioni, chiediamoci anche come, da queste radici, possiamo offrire a questa e alle prossime generazioni fiori frutti migliori.
Non basta costruire un’Europa unita, ma dobbiamo lottare perché l’Europa riconosca appieno il suo passato, trovi il suo posto nel mondo, e sia per tutti il sogno inclusivo di pace che da decenni è per molti europei.
Da Bruxelles, buon #BlackHistoryMonth

[EN]

Us, European federalists, we often wonder about the future of Europe while we look at the EU institutions, the politicians and the decisions they make.
But here in Bruxelles, we can look at the EU institutions in connection to the people and place in which they are.
We often call “European quarter” the Parliament, Council, and Commission area as they stand in a temporal and spatial vacuum and nothing was there before. But, actually “European quarter” is the informal name, on the maps, the EU institutions area is “Leopold Quarter”.
Hence, the foundations of the EU institutions literally stand on land named after the Belgian royal family: if Leopold I, as the first King of the country, mostly focused on internal issues, his son Leopold II did what at the end of the XIX century was in fashion among the powerful in Europe.
Colonise.
And so, Leopold II colonised as anyone never did. The current Democratic Republic of Congo became his private property for decades, and he was absolute King of it.
Here the roots of the EU institutions are based.
In Belgium, many say exculpatory about Leopold II that he never set foot in Congo. Therefore, it is unfair to put the millions of Congolese killed and the Belgian Crown side by side.
However, to the officials, soldiers and missionaries in Congo, Leopold II, in his letters, wrote “you have no civilising or Christian mission, this is not your goal. Your aim is to use every possible method so that the local blacks won’t understand the prosperity under their feet. They have to be quiet and submissive while we take their resources.”
Every possible method.
One of them, the most used, was the hand-cutting.
At the minimum sign of rebellion, or just tiredness a hand was cut.
You can search for the photos.
Here the roots of the EU institutions are based.
During this last year, I lived and worked at the Erasmus Student Network. We usually say that when we leave the NGO home going to our office, we catch the metro towards the Erasmus terminus, and then we leave at Schuman station, a few meters away from the Council and the European Commission.
It is all true.
But we can tell this fact from a different angle.
In ESN we catch the metro at the Petillon metro station, Major of Leopold II army, that for years terrorised the so-called Belgian Congo in the name of the King, and then we go to the Quartier Leopold.
And those few minutes of subway clarify the connection between the Belgian royal family and the colonisation of Africa.
Likewise, it is clear where the roots of the EU institutions are based.
Therefore, when we wonder about the future of Europe, and we look at the EU institutions, we should also ask how, from these roots, we can let bloom better fruits and flowers, for this and next generations.
It is not enough to build a united Europe. We have to fight so that Europe recognises its past fully, finds its place in the world and becomes for everyone the inclusive dream of peace from decades is for most Europeans.
From Bruxelles, let’s celebrate the #BlackHistoryMonth

sabato 9 maggio 2020

9 Maggio 2020 | 9th of May 2020

[IT]
Con questo post riprendo il filo di questo blog, da tempo ricerco una cornice in cui misurare i miei pensieri e metterli nero su bianco.
Questo lockdown mi ha aiutato a capire di cosa voglio parlare, o meglio quale prospettiva voglio mettere sul piatto del confuso e caotico dibattito sul web.
Voglio offrire alla discussione un quadro più ampio.
Credo che questi tempi che stiamo vivendo si possano capire meglio facendo un passo indietro e capendo dove siamo finiti, cioè tenendo una giusta distanza per capire quali storie rappresentano veramente quello che sta accadendo, quali dati e quali fatti di cronaca possono far da bussola, anziché portarci alla deriva per poi incagliarci in bufale, visioni estremiste o peggio.
Così inizio con una riflessione su questa giornata e quest'anno strano: il 9 Maggio 2020.

[EN]
With this post, I restart the lost thread of this blog. From a long time, I'm looking for a frame that allows me to jot down my thoughts in an effective way.
This lockdown is helping me to understand what I want to write about, or more precisely, which perspective I want to offer to the chaotic debate on the world wide web.
I want to offer to the discussion a bigger picture, the bigger picture (at least for me).
I believe that we can better understand the times we are living if we take a step back. We need a proper distance to get where we are, and to pick the right data, stories, facts and news that would help us as a compass. Otherwise, we would be in a ghastly open sea in which we will quickly end up broken because of fake news, extremisms or worst.Therefore, I start with a reflection on the today date and this current year: the 9th of May 2020.
[IT]
Il 9 Maggio è una data a cui ho sempre tenuto molto. È la giornata dell’Europa, e in Italia ricordiamo Peppino Impastato, attivista ucciso dalla Mafia siciliana, e Aldo Moro. Aldo Moro è stato il Presidente del Consiglio che cercò il compromesso tra i due principali partiti italiani del tempo: la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. E il terrorismo delle Brigate Rosse lo uccise dopo giorni di sequestro.
C’è molto da imparare da questa giornata.

Il 9 Maggio 1950 è la giornata dell’Europa perché la politica Europa del tempo trovò l’amore e il coraggio per iniziare il processo ancora in corso dell’integrazione Europea. Quel processo iniziò per via della decisa azione di leader, ma sopratutto per la consapevolezza degli Europei che si potevano superare le atrocità del passato solo con un eguale gesto, e anche più forte, per la pace globale.
Quella consapevolezza trovo incarnazione nella Dichiarazione di Schuman, Ministro degli Esteri francese dell’epoca, che celebriamo con la giornata dell’Europa.
"La pace globale non può essere salvaguardata senza fare sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano" - Robert Schuman -
Stesso giorno, ma anno differente: il 9 Maggio 1978, quel giorno l’Italia fu scossa nel scoprire che le Brigate Rosse avessero ucciso Aldo Moro, e Peppino Impastato, lo stesso giorno, fu ammazzato dalla Mafia.
Furono uccisi per ragioni diverse. Aldo Moro cercando di trovare compromesso non solo tra due partiti, ma due mondi: quello comunista e quello occidentale. Peppino Impastato perché resistette contro la Mafia con ogni possibile strumento: la radio, la cultura, la politica, la creatività, etc.
Ma questa non è una lezione di storia. Questo è solo il contesto. È solo il passo indietro che ci serve per capire questo 2020. Un passo indietro di 70 o 42 anni.

É facile sentirsi persi e schiacciati in questo 9 Maggio 2020.
Buona parte del dibattito attuale è intorno a come le società saranno dopo la pandemia come se qualcuno, da qualche parte, abbia scritto se saremo migliori o peggiori, e come dovremmo essere.
Il futuro sarà ancora più minaccioso se lasceremo coloro che oggi portano a galla il peggio di noi a continuarlo a fare. Non è me, ma Michelle Obama ad averlo detto: “se vanno verso il basso, noi puntiamo in alto.”
L’Europa puntò in alto il 9 Maggio 1950, dopo la seconda guerra mondiale.
Ma voglio dire che puntare in alto non è abbastanza. Credo che il 9 Maggio 1978 ci possa aiutare a capire cos’altro fare: mediare, mediare e ancora mediare.
Mediare non vuol dire perdere i propri valori, ma creare una identità condivisa e inclusiva che si crei convincendo sul terreno dei valori e dei principi. Peppino Impastato disse chiaramente che “la Mafia è una montagna di merda!”. Aldo Moro offrì al paese l’obiettivo comune della sconfitta del terrorismo che stava minacciando l’Italia.
Il terrorismo, alla fine, fu eradicato.
La Mafia è ancora qui, ma è anche per via del sacrificio di Peppino Impastato che fu possibile nei primi anni ’90 immaginarne la fine.

Alla fine, non è sempre possibile vincere e raggiungere il sogno che abbiamo.
Ma il 9 Maggio 1950 non si unificò l’Europa in ventiquattro ore.
Il 9 Maggio 1978 non si sconfisse il terrorismo o la Mafia, quel giorno sembrò semmai il contrario.
Si iniziò un processo.

Perciò, se facciamo un passo indietro di alcuni anni e decenni per guardare al 2020, la lezione è chiara: non importa quali sfide personali e comuni stiamo affrontando, dobbiamo iniziare il processo.
La storia non è ancora scritta!

[EN]
The 9th of May is a date always dear to me. It is Europe Day, and in Italy, we remember Peppino Impastato, an activist against the Sicilian Mafia, and Aldo Moro. Aldo Moro was the Prime Minister that try to compromise between the two main Italian political Parties of that time, the Christian Democracy and the Italian Communist Party. And the terrorism of the Red Brigades killed him after days of kidnapping.
There is a lot to learn from this day.

The 9th of May (1950) is Europe Day because European politics that time found the love and the courage to start the ongoing process of European integration. That process started because of the bold move of leaders, but first and foremost the Europeans' awareness that we could overcome the atrocities of the past only with an equal, and even more robust, move for the global peace.
That awareness found the embodiment in the Schuman Declaration, Foreign Minister of France that time, that we celebrate with the Europe Day.
"World peace cannot be safeguarded without the making of creative efforts proportionate to the dangers which threaten it." - Robert Schuman -
Same day but different year: the 9th of May 1978, in that day Italy was shocked founding the Red Brigades killed Aldo Moro, and Peppino Impastato that same day was killed by the Mafia.
They were killed for different reasons. Aldo Moro trying to compromise not just between two parties, but two worlds: the Communist and the Western world. Peppino Impastato because he was standing up against the Sicilian Mafia using every possible tool: the radio, culture, politics, creativity, etc.
But this is not a history lesson. It is just the context. It is the step back we need to understand this 2020. A step back of 70 or 42 years.

It is easy to feel lost and overwhelmed in this 9th of May 2020.
Most of the ongoing debate is around how societies will be after the pandemic like if someone, somewhere, wrote if we will be better or worst and how we will be.
The future will be even more threatening if we leave those are going low, in this time, going lower and lower. This not me, but Michelle Obama: "if they go low, we go high."
We have to go high as Europe did the 9th of May 1950, after WWII.
But I want to add that going high is not enough. I believe that the 9th of May 1978 could help us with what else to do: compromise, compromise, and compromise again.
Compromise doesn't mean losing its values but building a shared, inclusive identity standing and convincing on the field of values and principles. Peppino Impastato made clear that “the Mafia is a Montagna di merda!” (a mountain of shit). Aldo Moro created a common goal for the country in defeating the terrorism that was threatening Italy.
Terrorism, in the end, was eradicated.
The Mafia is still here, but even because of the sacrifice of Peppino Impastato was possible in the early 90s to imagine an ending of it.

In the end, it is not always possible to win and achieve the dream we have.
But the 9th of May 1950 they didn't unite Europe in twenty-four hours.
In the 9th of May 1978, they didn't end terrorism or the Mafia, quite the opposite.
They started a process.

So, if we take a step back of some years and decades looking at this 2020, the lesson is clear: no matter the personal and shared challenges we are facing, we have to start the process.
History is not written yet!

Alberto Spatola

venerdì 10 febbraio 2017

La Le Pen e gli Europei (e perché l'Italia rovinerà quasi tutto).

http://tiny.cc/l9u4iy
La Le Pen è la punta di diamante dell'estrema destra europea e sconfiggerla fra meno di un centinaio di giorni non sarà semplice, nemmeno con Macron (quasi impossibile con Fillon).
Ma non deve stupirci la sua ascesa, lei vuole negare la doppia cittadinanza a chi gli pare e piace, così come i "rispettabili" democristiani bavaresi che tengono in ostaggio la Merkel su questo e altri temi.
Dov'è invece l'alternativa?
Una forza politica che sappia superare gabbie nazionali e identitarie per creare un mondo più pacifico, in grado di comprendersi.
Dov'è la proposta per un mondo e una Europa più giusta, una Europa di diritti e opportunità?
Costruiamola!
Non bastano le testimonianze, le bolle in cui viviamo, e i piccoli esempi che "si può fare", bisogna avere il coraggio di andare "al potere", come ripete ossessivamente Sadiq Khan, Sindaco di Londra, ad una leadership dei Labour senza colonna vertebrale.
La mia generazione, i cosidetti Millenials, schifano il voto, le elezioni, e così sono inifluenti nella politica, se pur dotati di grandi strumenti tecnologici e culturali. Ma non è disinteresse per la cosa pubblica.
Per coinvolgerci serve una forza politica che sappia interpretare questa esigenza e trasformare una elezione in azione.
Ci sono diversi segnali nazionali che qualcosa sta nascendo.
In Francia l'ascesa di Macron non è solo un dignitoso argine alla cultura lepenista, ma anche solo elettoralmente ha un suo senso e rappresenta uno schema che in Austria si è visto essere valido (l'aperto contro il chiuso, il verde contro il nero, i ponti contro il muro).
In Spagna è in corso il Congresso della forza politica più interessante a livello europeo, Podemos, in cui almeno il 39% ha votato per uscire dalla fase "adolescenziale" del Partito votando la mozione Íñigo Errejón, non abbastanza, ma il segno che c'è voglia di passare dalla mera opposizione alla proposta di Governo. Comunque la si pensi, un confronto culturale e politico avvincente.
Se pur guardare all'Italia mi getta nella disperazione, il dibattito nella Sinistra è sulla stessa d'onda, ma non ne uscirà nulla di buono lo stesso, perché troppo concentrati a guardare alle differenze saremo solo in grado di rovinare ciò che di buono può nascere in Europa.
Eppure non ci vorrebbe molto a capire che la voglia di battersi per un Effetto a Parma e a Genova, le divisioni in Sinistra Italiana che potrebbero isolare l'idiozia nazionalista e anti-€uro di Fassina, la voglia di Pisapia di condizionare il Partito di governo, il fiore che può nascere nel marasma del PD, e la Costituente delle Idee che sta portando avanti Possibile con Civati, sono tutte espressioni della stessa necessità di non cedere il nostro tempo alla paura e alla nostalgia del demagogo più cinico.
Ma in Italia non lo si capirà, per cui dovremo presto smettere di inseguire i diversi "segnali nazionali" e costruire una risposta Europea.
Questa sarebbe l'ora per gli Europei!

Alberto Spatola

venerdì 8 maggio 2015

Lettera ad una sinistra nascente. -Di proclami mi sono rotto le scatole, voglio una utopia concreta-

Lettera ad una sinistra nascente suona un po' come scarpe rotte eppur bisogno andar.
Ma qui il tema non è se si deve andare, camminare, questo è fuori di dubbio, la questione è verso cosa, visto che di certo non miro alla rossa primavera.
Perché se no è camminare alla ceca, sballotati da avversari abili nel traccheggiare in questa epoca di cambiamenti, invece la sinistra ha bisogno di una "utopia concreta" in grado di farci trovare la strada.
Lei è all'orizzonte. [...] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare. [Eduardo Galeano]
Prendendola alla lontana abbiamo bisogno di mettere in soffitta molto del nostro passato e sapere fare una sintesi positiva per il futuro.
Penso che la grande tragedia del secolo scorso sia stata il divorzio tra libertà e giustizia. Una parte del mondo ha sacrificato la libertà in nome della giustizia, e l'altra parte ha fatto l'opposto. [...] Ricucire quel legame rappresenta la grande sfida di questo nuovo secolo. [Eduardo Galeano]
Giustizia e Libertà verrebbe da dire in maniera semplice e nostalgica guardando agli anni '40-'50, guardano a quel secondo dopo guerra, le cui scelte a sinistra, hanno condannato l'Italia all'immaturità politica e non solo. Ma se la sinistra vuole avere un futuro non deve mettersi a rincorrere nè le rosse primavere come vorrebbe qualcuno, nè il Partito d'Azione come vorrei io.
La sfida è più grande delle nostre etichette e ha bisogno di sforzi trasversali, una federazione chiara negli intenti e nei programmi ed elastica nelle categorie, perché non abbiamo bisogno di una nuova gabbia, per alcuni più piccola, per altri più grande, ma di un nuovo campo da arare (verrebbe da dire "da costruire", ma tra i chiari intenti e programmi ci vuole il cemento zero, per cui il campo lo ariamo, anche perché il campo c'è già).
Passando alla pratica dobbiamo già ora chiarire che dobbiamo sconfiggere i crescenti nazionalismi ed egoismi, ponendoci in un ottica europea e quindi interrogarci sulla collocazione in EuroParlamento. Nella GUE -sinistra europea-, per poi chiederci i danni di guerra l'un l'altro? No, grazie. Sembra questione di poco conto, ma SEL si è spaccata anche su questo, al netto dei trasformismi alla Migliore, c'è anche stata una lettera di Fava che solleva molti dubbi ancora attuali, e che posso fare miei nei confronti della "sinistra nascente".
La scelta, per me, non è tra la rassegnazione a una deriva minoritaria in cui non mi riconosco più e l’adesione a un’altra forza politica (il PD ndr): esiste anche il primato della propria coerenza e soprattutto della propria autonomia. Senza alcuna subalternità nei confronti di nessuno. [Claudio Fava]
E a proposito di coerenza ieri Civati citando Piero Gobetti e uscendo dal PD ha detto una cosa ineccepibile.
[...] si può coltivare la coerenza come voleva Gobetti (vero antidoto per lui al potere per il potere), si può banalmente fare quello in cui si crede, che si sente profondamente. [Giuseppe Civati]
E qui si apre un altro tema enorme, molto più vicino a quello che posso far io e a quello che decreterà se la "sinistra nascente" avrà un futuro.
Come evitare che la "sinistra nascente" sia l'ennesima formazione percepita, con gran ragione, come coaugulo di "potere per il potere", per Gobetti, come abbiamo visto, si deve coltivare la coerenza, secondo me non basta.
Ci sono di mezzo due ostacoli, uno è lo studio, la formazione, perché solo una cultura profonda può consentire di coltivare una coerenza sincera e per questo la "sinistra nascente" dovrà afferrare tra le mani meno bandiere e più libri, fare meno petizioni su internet e scaricare più ebook.
L'altro ostacolo sono le persone, gli abitanti della sinistra.
Gli abitanti della sinistra sono divisi in tre categorie a mio parere: gli ideologi, gli strateghi, i costruttori.
Gli ideologi son quelli che aprono per primi il banchetto, che però ha portato un altro compagno, son quelli che parlano più forte e in maniera più radicale, sono i puri che epurano, hanno strani innamoramenti, si dicono da sempre nel movimento, ma hanno provato a candidarsi sempre in liste diverse, qualche volta sono stati eletti e hanno fatto solo del casino.
Gli strateghi son quelli che fanno discorsi vuoti, ma che appaiono pieni di significato, son quelli che hanno la parola d'ordine per far scattare l'applauso quando la riunione va per le lunghe in modo tale che poi in un'altra stanza siano loro a decidere mentre gli ideologici gli danno le pacche sulle spalle, sono quelli che se si aprono un po' scopri che sono più di destra di Renzi, anche, se non soprattutto, nei metodi, e son finiti a sinistra perché isolati e scartati a buon ragione e ora coltivano con morbosità sogni di gloria in partiti piccoli che cercano di ritagliare sulla loro misura, grazie al supporto degli ideologici, che essendo solitamente di età avanzata, riflettono la loro voglia di carriera su questi strateghi.
Se beccate un giovane ideologo è la fine, brucerà tutta la buona militanza intorno a se come un piccolo Stalin di quartiere che gioca alla Siberia, perché solo questo sanno fare giocare, vorrebbero essere degli strateghi, ma sanno fare soltanto sermoni fumosi e polverosi, dopo poco lo capiranno e si metteranno al fianco di uno stratega da pochi soldi divenendo dei lacché bavosi.
Infine i costruttori che sono la maggioranza relativa solitamente, ma devono scontrarsi con l'arroganza degli altri due gruppi e i dubbi dovuti alla volontà di costruire una sinistra di governo pronta ad interrogarsi sul come mettere in pratica i propri principi.
Sono solitamente molto diversi tra loro i costruttori perché sfuggono alle etichette e hanno un background anarchico, pur capendo che il mondo è ben lontano dai sogni libertari e quindi i costruttori soffrono, hanno le facce contrite durante le assemblee e riescono a sorridere grazie ai loro hobbies e guardando alle singole persone.

Se vogliamo dar vita alla "sinistra nascente" dobbiamo aiutare i costruttori ad aver coraggio perché questo è il loro momento. Mettano nel dimenticatoio strateghi e ideologici, solo così potremmo mettere da parte le logiche da sommatoria, stile Sinistra Arcobaleno, e il senso di inutilità che ora la sinistra offre all'elettorato che vede in essa l'ennesima formazione di potere per il potere e molto spesso in preda all'incoerenza.
Tutte quelle citate per me sono precondizioni perché si possa scomettere un cent sulla "sinistra nascente" che se avverranno potrebbero mettermi nelle condizioni di dare il mio contributo.
Altrimenti è meglio studiare aspettando tempi migliori. Perché abbiamo bisogno di nuove proposte, di nuovi programmi, di una nuova "utopia concreta", poi i leader arriveranno, anche in maniera inaspettata come in Viva la libertà -Il trono vuoto-, invece di proclami e di giochi di potere ci siamo rotti le scatole, di fare altre battaglie congressuali, nel cortile dietro casa mi sono rotto le scatole.

Alberto Spatola

venerdì 6 giugno 2014

PD di Sestri, una analisi del voto.

Ieri sera il Circolo PD di Sestri Ponente ha riunito il suo direttivo e tra i molti interessanti argomenti ha anche affrontato una analisi dell'ultimo voto europeo.
Mi era stato chiesto di fare alcune slide a proposito col "gruppo formazione" del Circolo, questo è il risultato ... Tutto vostro:

 
Alberto Spatola, il Consigliere

mercoledì 13 febbraio 2013

E tu dove sei?

Open Polis sta portando avanti questo rapido questionario su 25 temi per districarsi in questa campagna elettorale, per farvi capire che #VoiSieteQui. Trovatevi!

mercoledì 7 novembre 2012

Si poteva far di meglio, si scherza! Complimenti Obama

Elezioni Presidenziali USA 1964

Elezioni Presidenziali USA 2012 (dati ufficiosi)





P.S.: Quando finalmente l'Europa sarà una federazione, avremo anche noi la nostra Florida! 



Alberto Spatola

  Iscriviti alla newsletter di albertospatola.org con una email a spatolaa@gmail.com 
mettendo come oggetto: "la pianto: iscrizione alla newsletter".
*Presto capirete perché dovrete "piantarla"...

sabato 13 ottobre 2012

Flashmob: L'Europa, ora!

Per fermare la crisi, Europa Federale subito!
Con questo "urlo" saremo Domenica 14 (domani) in piazza De Ferrari, Genova, a partire dalle ore 16 con il Movimento Federalista Europeo e la sua giovanile (J.E.F.).
A Genova come in moltissime altre città italiane, ma ancor di più durante la settimana, in altre città europee, a dire che risolvere i nostri problemi uscendo dall'Europa è una brutta illusione, invece dobbiamo proseguire nel sogno europeo che ci ha accompagnato per sei decenni "premiato" ora con un'innaspettato premio Nobel per la pace.
Per una Europa che non sia né un museo né una camicia di forza, ma il luogo dove importanti e diversi popoli coesistono per donarsi nuovamente un futuro.
Una prima Domenica diversa, europeista sperando che possa essere così ogni giorno.
W l'Europa!
P.S.: per essere presente al Flashmob rinuncio a tornare a vedere quel bel prato verde che potete vedere nel leader del sito, potete fare una rinuncia anche voi per l'Europa!
P.P.S.: Ecco il video dell'iniziativa ad opera del Secolo XIX  http://bcove.me/b41w33bp

Alberto Spatola

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giovedì 21 giugno 2012

Ho messo piede in una sezione di Partito

So non essere ormai una cosa alla moda, ma ieri sera ho messo piede in una sezione di Partito, del Partito Democratico di Sestri Ponente.
In un mondo in cui son tutti tecnici, comici, "società civile" io mi permetto di pubblicare la ricostruzione del mio intervento di ieri sera ad una riunione degli iscritti del Circolo su l'analisi del voto (quello delle amministrative) e sulla situazione politica generale 
(Come sono alternativo, come sono di sinistra! :D ).

Vorrei fare un'analisi del voto che non guardi al passato, che non spieghi cosa è successo più di un mese e mezzo fa nell'urna, ma che sappia indicare cosa fare nei prossimi mesi e, perché no, anni.
Partirei dal fatto del giorno (ieri) l'autorizzazione all'arresto di Lusi, l'ex tesoriere della Margherita, che il Senato ha approvato: i sondaggisti e i giornalisti nei giorni scorsi si erano già adoperati, come iene prone sul cadavere morente, a calcolare che nel caso in cui il Senato avesse "salvato" Lusi il Movimento 5 Stelle avrebbe guadagnato nei sondaggi un 2% senza muovere un dito. Questo è si un dato preoccupante, che rappresenta il clima di "antipolitica", che è stato rappresentato e descritto con gli interventi precedenti, ma ci pone di fronte ad un fatto importante, ad un radicale cambio sociologico e mentale dell'elettorato: i cittadini non votano più solo secondo ideologia, ma guardano anche nei fatti quali politiche un Partito porta avanti e se i propri rappresentanti sono all'altezza del compito assegnato.
Il Partito Democratico deve recuperare su questo piano, la composizione sociologica del nostro elettorato è troppo tradizionale, al massimo abbiamo acquisito, colle ultime tornate, un po' di voto centrista o di centrodestra che vede in noi l'unica forza, per fortuna sia ben chiaro, responsabile. Un dato soltanto per confermare questa analisi, la distribuzione delle preferenze alle amministrative genovesi: gli elettori hanno votato solo le candidature di "zona" se provenivano da una certa area politica e i "capi corrente" se provenivano da un'altra cultura politica, non sono state premiate le candidature "nuove" e portatrici di una visione trasversale della città.
Per innalzarci rispetto lo zoccolo di elettorato tradizionale, frutto di un radicamento storico e recente nella società che va perseguito ancora, serve proporre una idea chiara del paese, di società e del mondo.
Se Grillo propone in maniera netta di uscire dall'Euro, noi dobbiamo avere il coraggio di dire con forza qual è la nostra idea d'Europa contrapponendoci al rigorismo finanziario proposto ottusamente da molti nell'Unione. A tal proposito mi preme dire che non è gradevole vedere dirigenti del nostro Partito gioire dinnanzi alla vittoria della destra di Nea Dimokratia, che ha condotto la Grecia verso il disastro truccando i conti pubblici in maniera disonesta con il proprio popolo, dobbiamo saper dir no ad un rigorismo ottuso, di cui la Germania si fa capofila, perché non è un pensiero, una questione, che rimane in Europa e coinvolge quattro burocrati di Brussel, ma porta anche a fare scellerati "patti di stabilità" che strozzano gli enti locali, anche quelli che hanno le risorse, e che si ritrovano costretti, come Doria da noi a Genova, ad innalzare l'IMU anche sulla prima casa.
Dobbiamo essere inoltre netti anche su altre questioni non prettamente economiche. Prima è stata citata l'esternazione di Fioroni, a me personalmente non scandalizza che Fioroni dica di essere contrario alle coppie di fatto, anche se non condivido una virgola di ciò che ha detto e considero la sua posizione a dir poco medievale, a me scandalizza Fioroni quando fraternamente abbraccia Mastella al Family Day, mentre il governo Prodi diceva tutt'altro, e la mia paura è che una volta che la posizione di Fioroni si sarà misurata alle primarie questo continui a fare opposizione interna, minando la nostra capacità di governo, come molti fanno con Bersani e Fassina sulle posizioni in merito alla politica economica.
Se facciamo chiarezza sulle nostre posizioni potremmo rendere il Partito Democratico forte e in grado di vincere riconquistando fette di elettorato che si son perse e questa operazione è quanto mai necessaria in un momento in cui la destra, il nostro competitor storico, è debole e diviso, perché non scordiamoci che se si unissero saprebbero ricompattare ancora il loro elettorato e per destra intendo anche l'UdC perché, scusatemi, non riesco a considerarla diversamente: è frutto di una scissione, a destra, della DC.
Su questa via è necessaria un serio rinnovamento, e badate bene non servono a mio parere "rottamazioni" e colpi d'ascia, lo dico da vent'enne e da militante di questo Partito da oltre quattr'anni e di cose, relativamente, ne ho viste, serve quella che Bersani chiama "Maastricht della politica" cioè adeguarci alle consuetudini in voga nel continente: possiamo considerare Blair uno dei leader più longevi che ha riformato, a suo modo, i labour portandoli al governo per dodici anni, dopo cinque anni di opposizione, e ora fa, beatamente strapagato, conferenze nel mondo e si è potuto convertire al cattolicesimo perché se no prima la regina lo "bastonava", non fa più politica.
In questo senso, non vanno ridicolizzate le "primarie aperte" che Bersani ha indetto per l'autunno, dando prova di essere un leader all'altezza di far passi indietro, facendo una cessione di potere, perché lui sarebbe stato come Segretario legittimato a fare il candidato premier, mentre ora con le primarie che ci attenderanno si metterà in gioco e speriamo così di poterci riconnetere coi nostri elettori e disegnare la nostra visione di paese, d'Europa, della società per poter vincere nel 2013 e governare questo paese per cambiarlo al meglio.
Grazie!

Alberto Spatola